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Quali sono gli errori più comuni nell’uso della ceramica d’autore? Le trappole da evitare subito

📅 14 Agosto 2026✍️ di Mario Scarpellini⏱️ 5 min di lettura

La prima volta che vidi rovinare una maiolica preziosa fu nei primi anni del mio lavoro nel recupero ceramico. Una signora umbra, orgogliosa della sua collezione di piatti del Cinquecento, li aveva disposti su una mensola della cucina nuova, quella con i faretti alogeni orientati verso l’alto. Dopo pochi mesi, le vernici originali avevano subito un’alterazione visibile, quasi una sbiadatura progressiva. Non era stato un colpo, non era stato un urto: era stato semplicemente l’errore più comune che osservo ancora oggi, decenni dopo. La luce diretta e il calore non erano stati considerati, e un pezzo di valore inestimabile era stato compromesso per ignoranza, non per mancanza di amore.

Quella lezione mi ha insegnato che la ceramica d’autore non è un complemento d’arredo ordinario. Richiede consapevolezza, rispetto e una conoscenza dei suoi limiti intrinseci. Lavorando nella Regione Umbria, circondata da maestri artigiani e dalle tradizioni che affondano le radici nel Medioevo, ho imparato a riconoscere le trappole che più spesso catturano i collezionisti e gli amanti del bello. Molti di questi errori sono evitabili, altri sono il risultato di scelte consapevoli ma sbagliate. Oggi voglio condividere con voi ciò che ho appreso, perché la bellezza non deve essere sacrificata sull’altare dell’ignoranza.

La questione della luce e della temperatura

Comincio dal fattore che più frequentemente vedo sottovalutato: l’ambiente in cui si colloca la ceramica d’autore. Le vernici e i pigmenti utilizzati nelle creazioni artigianali sono spesso preparati secondo ricette tramandate da generazioni, formulazioni che rispondono a logiche completamente diverse da quelle dei prodotti industriali moderni. Quando espongo un piatto maiolicato del Rinascimento alla luce solare diretta, o peggio ancora ai raggi ultravioletti che filtrano dalle finestre durante il giorno, innesco un processo di deterioramento lentissimo ma inesorabile.

La temperatura costante è altrettanto cruciale. Ho visto ceramiche bellissime spostarsi dall’atrio freddo di una villa alla cucina riscaldata, e poi di nuovo in una saletta poco riscaldata durante l’inverno. Questi sbalzi termici creano stress nella struttura materica, specialmente nei pezzi antichi dove la cottura aveva già sottoposto l’argilla a trasformazioni profonde. Cicli termici ripetuti generano micro-fessurazioni invisibili a occhio nudo, che col tempo diventano problemi strutturali seri.

La soluzione non è rinchiudere la ceramica d’autore in una bacheca di cristallo, bensì trovare ambienti con condizioni stabili. Una parete interna della casa, lontana da finestre dirette e da fonti di riscaldamento concentrate, rappresenta il compromesso ideale tra valorizzazione e protezione.

L’errore della pulizia aggressiva

Ho dovuto trattenere più volte la mano per non protestare ad alta voce quando un cliente mi mostrava come puliva la sua collezione. L’acqua calda, i detersivi per piatti, le spugne abrasive: questi sono i nemici silenti della ceramica d’autore. Molti credono che lucidare frequentemente significhi preservare, quando invece è esattamente l’opposto.

Le maioliche antiche presentano una patina superficiale, quella leggera opacità che caratterizza i pezzi autentici di valore. Quando la si rimuove con pulizie aggressive, si ruba letteralmente un pezzo della storia dell’oggetto. Inoltre, i residui di detersivo, soprattutto quelli alcalini, interagiscono con l’argilla e con i pigmenti, accelerando l’ossidazione e il deterioramento chimico della superficie.

Nel mio laboratorio utilizzo metodi molto più delicati: acqua distillata a temperatura ambiente, al massimo un panno in microfibra umido, e solo quando veramente necessario. Per i pezzi più preziosi, spesso consiglio di non lavarli affatto, limitandosi a rimuovere la polvere con un pennello morbido. La bellezza della ceramica d’autore risiede nella sua autenticità, non nel suo splendore artificiale.

La scelta sbagliata del posizionamento e dell’esposizione

Un errore che ricorre con sorprendente frequenza riguarda il modo in cui si decide di esporre i pezzi. Vedo piatti appesi al muro con sistemi inadeguati, che non distribuiscono il peso in modo corretto, o peggio ancora con chiodi e ganci che vanno a perforare la ceramica stessa. Vedere un’opera d’arte millimetrata da un foro praticato senza considerazione è uno spettacolo che mi stringe il cuore.

C’è poi la questione della stabilità. Una maiolica posizionata su una mensola non fissata adeguatamente, o su superfici inclinate, rappresenta un rischio concreto. Ho visto collezioni intere di grande valore andare in frantumi per una vibrazione causata da un’esplosione stradale lontana, semplicemente perché i pezzi erano disposti senza criterio strutturale.

Lo spazio attorno a ogni pezzo è altrettanto importante. Accumulare troppi oggetti su una superficie crea competizione visiva, ma soprattutto aumenta il rischio di urti accidentali. La ceramica d’autore merita respiro, solitudine consapevole che la valorizzi e la protegga nel medesimo tempo.

L’ignota questione dell’umidità

Raramente i collezionisti considerano l’umidità relativa dell’ambiente. Questo fattore, spesso invisibile, agisce come un agente di erosione silenziosa. Ambienti troppo secchi causano ritiro delle argille, mentre quelli eccessivamente umidi favoriscono efflorescenze saline, quelle macchiette bianche che compaiono sulla superficie ceramica e sono praticamente impossibili da rimuovere senza danno.

Ho imparato a consigliare un igrometro agli amanti della ceramica d’autore. Mantenere l’umidità tra il 45 e il 55 percento rappresenta il parametro ideale. Durante l’estate in Umbria, quando l’aria diventa molto secca, o durante l’inverno quando il riscaldamento la prosciuga ulteriormente, occorre intervenire con soluzioni passive: panni umidi in prossimità della collezione, o piccole fontanelle decorative che regolarizzino il microclima.

Nel mio laboratorio di recupero, ho installato sistemi di controllo ambientale proprio per questo motivo. Non per vanità, bensì per responsabilità verso quegli oggetti che mi vengono affidati e che rappresentano frammenti di bellezza e di storia che non appartengono a noi soltanto, ma alle generazioni future.

Chiudo questo racconto di errori evitabili con una considerazione che torna spesso nella mia mente: la ceramica d’autore è un linguaggio silenzioso che parla di mani, di intuizioni artistiche, di tempi lontani. Tutelarla significa ascoltare davvero quella voce, non soffocarla con le nostre negligenze. Ogni pezzo che salviamo da questi errori comuni è una vittoria piccola ma preziosa per la preservazione della bellezza.

Mario Scarpellini

Mario Scarpellini cresce tra le colline umbre circondato da antiche maioliche. Da oltre vent’anni si occupa di recupero di piastrelle storiche e collabora con architetti per inserirle in moderni progetti abitativi. Racconta storie di ceramica e stile italiano con passione e precisione.