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Quali sono i tempi di raffreddamento ideali dopo la cottura? Evita rotture seguendo questo consiglio

📅 22 Agosto 2026✍️ di Renato Sernesi⏱️ 5 min di lettura

Quando finisce la cottura, la tentazione di aprire il forno e vedere subito il risultato è forte. Ma il destino di una tazza senza crepe o di una piastrella perfettamente lucida si gioca proprio nei tempi di raffreddamento. In laboratorio e in cantiere ho visto più oggetti rovinarsi in questa fase che in cottura: basta un’apertura anticipata o una curva sbagliata perché lo smalto tiri, il corpo si stressi e la crepa appaia a fine giornata.

Perché il raffreddamento conta

La ceramica vive di dilatazioni e contrazioni. Ogni materiale ha un proprio Coefficiente di dilatazione termica: se il corpo e lo smalto rientrano a velocità diverse, si crea tensione. Il passaggio più delicato è attorno ai 573 °C, dove avviene l’inversione della quarzite nel corpo argilloso. Qui conviene sempre rallentare o fare una sosta. Nel gres e nella porcellana a volte si aggiunge un punto critico intorno a 220–230 °C, per via della cristobalite eventualmente presente. E poi c’è il nemico invisibile: lo Shock termico. Colpisce quando si accelera troppo, o quando si apre il forno con l’interno ancora molto caldo.

Non serve diventare fisici: serve metodo. Una curva prevedibile, qualche sosta mirata e il coraggio di aspettare prima di aprire lo sportello. È questo che, dopo anni di cotture, mi ha fatto salvare più pezzi che rifare.

Le curve di raffreddamento che uso in laboratorio

Ogni forno ha la sua inerzia: un 60 litri domestico non si comporta come un 300 litri da laboratorio. Però ci sono numeri che funzionano in modo affidabile. Ecco i profili che applico più spesso, con controller programmabile o, in mancanza, lasciando lavorare l’inerzia del forno senza forzature.

Terracotta e maiolica (biscotto 980–1040 °C; smalto 940–980 °C)
Dal picco scendo a 650 °C a circa 150 °C/ora. Qui imposto una sosta di 30–45 minuti per accompagnare il passaggio a 573 °C (in realtà basta essere “lenti” tra 620 e 560 °C). Poi continuo a 100–120 °C/ora fino a 200 °C. Sotto i 200 °C lascio raffreddare naturalmente. Apro il forno sotto i 90–100 °C; se i pezzi sono spessi o smaltati a campana, attendo 80 °C.

Gres e porcellana (1240–1280 °C)
Scendo dal picco a 700 °C a 120–150 °C/ora, con sosta di 45–60 minuti attraversando la zona 620–560 °C. Proseguo a 80–100 °C/ora fino a 250 °C; sui pezzi a spessore importante (lavabi, lastre sopra i 10 mm) aggiungo una sosta di 30 minuti a 230–240 °C per disinnescare eventuali tensioni legate alla cristobalite. Apro sotto gli 80 °C, mai prima. Il tempo totale, su un forno medio, va dalle 18 alle 24 ore.

Smalti speciali e lustri
Con smalti ad alto contenuto di cristalli o lustri metallici, rallento l’intera discesa di un 10–15%. Sono finiture che amano la calma: picco–650 °C a 120 °C/ora, sosta lunga, poi 80 °C/ora fino a 220 °C. Se vedo superfici particolarmente tese (specchiature perfette e molto brillanti), preferisco aprire non prima dei 70–75 °C.

Una nota pratica: se il controller non permette di programmare la discesa, basta non aiutare il raffreddamento. Sportello chiuso, bocchette appena socchiuse solo sotto i 300 °C, niente correnti d’aria. Lo stratagemma più semplice resta la pazienza.

Casi concreti dal cantiere e dal forno

Mi è capitato di recente, durante la ristrutturazione di una cucina di campagna, di cuocere una serie di mattonelle bianche 10×10 per lo schienale. Cottura perfetta, smalto tesissimo. Il cliente aveva fretta di vedere l’effetto installato e ha insistito per aprire a 180 °C. Gliel’ho sconsigliato, ma ha voluto dare “solo un’occhiata”. Due piastrelle hanno presentato micro-craquelure a rete il giorno dopo la posa. Non si vedevano a caldo, ma la tensione residua ha trovato la sua strada. Da allora, con i rivestimenti destinati a cucine e bagni, non apro mai sopra i 90 °C.

Un lettore mi ha chiesto: “Posso mettere una ventola davanti al forno per velocizzare la notte?”. Risposta breve: no. Una volta, in bottega, ho provato per curiosità su un biscotto di terracotta. Risultato: tre tazze con piede leggermente ovalizzato e una crepa su un piatto da 28 cm, comparsa a temperatura ambiente. La ventola ha creato un gradiente tra il lato vicino allo sportello e il fondo: il corpo ha reagito, lo smalto in seconda cottura avrebbe amplificato il danno.

Checklist operativa prima di aprire il forno

  • Verifica la temperatura con il display e, se puoi, con un termometro IR: apri sotto 100 °C per maiolica, sotto 80 °C per gres/porcellana.
  • Palpa l’aria all’apertura minima: se senti calore “da phon”, richiudi e aspetta 30 minuti.
  • In presenza di pezzi spessi o pannellature, concedi una sosta extra in discesa tra 240 e 220 °C.
  • Evita correnti d’aria nella stanza: chiudi finestre e spegni ventilazioni forzate fino a completa apertura.
  • Se devi proprio anticipare, apri uno spiraglio di 1–2 cm sotto i 150 °C e richiudi per 20 minuti, poi riapri gradualmente.

Errori tipici da evitare

  • Aprire lo sportello sopra i 150 °C “solo per vedere”: lo sbalzo è un invito allo Shock termico.
  • Saltare la sosta tra 620 e 560 °C: è lì che si giocano le tensioni del quarzo.
  • Raffreddare pezzi molto sottili e molto spessi insieme senza rallentare: i gradienti interni fanno da miccia alle crepe.
  • Usare ventole o ventilazione forzata in stanza: raffreddano a macchia di leopardo.
  • Appoggiare lastre grandi su tre punti soltanto: in raffreddamento si imbarcano; usa supporti continui o più punti.

Quanto tempo ci vuole davvero

So che i tempi contano in produzione. Indicazioni realistiche, su forni ben coibentati: un 60–100 litri con biscotto a 1000 °C scende a sotto 100 °C in 10–14 ore; uno smalto a 980 °C in 12–16 ore. Il gres a 1250–1280 °C richiede 18–24 ore su 100–150 litri, e anche 30 ore su camere oltre 200 litri. Se i tempi si accorciano molto rispetto a queste forchette, chiediti dove stai guadagnando: spesso è una bocchetta troppo aperta o una stanza ventilata.

Dettagli che fanno la differenza

Spessore e massa contano. Una tazza sottile sopporta discese più rapide rispetto a un lavabo massello. Attenzione anche all’accatastamento: meglio spazi regolari tra ripiani (almeno 7–10 mm), distanziatori uniformi e carico non troppo vicino alla porta. Le mensole centrali, più schermate, tendono a raffreddare in modo più omogeneo: i pezzi delicati stanno lì.

Infine, osserva gli smalti: superfici iper-lucide e compatte sono spesso più “tirate” e chiedono prudenza in apertura. Gli opachi setosi, con corpo in equilibrio, perdonano qualcosa in più ma non i salti bruschi sotto i 200 °C.

In sintesi operativa

Rallenta sempre tra 620 e 560 °C; prevedi una sosta attorno ai 230 °C per pezzi spessi; apri il forno quando misuri meno di 100 °C (maiolica) o 80 °C (gres/porcellana). Se hai dubbi, aspetta. Il giorno in più si dimentica; la crepa resta per sempre.

Renato Sernesi

Renato Sernesi ha iniziato come apprendista in un laboratorio ceramico fiorentino. Ha seguito la ristrutturazione di case di campagna e, negli anni, ha sviluppato un occhio particolare per la valorizzazione di ambienti grazie a oggetti ceramici d’effetto. Appassionato narratore di idee per trasformare spazi domestici.